Il titolo è soltanto un primo indizio per quello che si vedrà su queste pagine in giornata. Un momento di assoluta bellezza, ma credo che sia ancora presto, per adesso ho soltanto voglia di incuriosire chi passerà da queste parti, nel pomeriggio pubblicherò quanto nessuno di voi potrebbe mai immaginare. Anzi uno di voi lo potrebbe immaginare, e per essere esatti già lo sa. Come va in questo mondo che ormai vedo solo attraverso la finestra e il campo di grano davanti? I malanni respiratori affliggono il mio delicato naso e la mia tenera gola, mi ritrovo senza voce a emettere suoni cupi privi di significato. La colpa è palesemente dell'aria condizionata dell'areo che da Francoforte mi ha riportato a Firenze, la Germania appare un paese vivo, con una gentilezza propria del nord Europa. Una parte di mondo che viaggia in bicicletta anche sotto l'acqua e non si ammala, con 8 gradi di temperatura esterna a fine maggio. Non posso che rimanerne affascinato. Maglie colorate di verde e arancione senza il nome del più grande giocatore francese di tutti i tempi. Werder è la sola scritta che compare nei negozi di sport. Ciambelline che si affacciano dalle vetrine di un'infinità di pasticcerie, notevole aggiungerei. E poi è tutto così verde intorno, davvero. Un verde più intenso di quello che ho visto in maremma, e i taxi hanno un colore nocciola, lo stesso del frappè amato da Go. Laghetti circondati da piste riservate ai ciclisti e un centro costruito di legno. Ma è freddo e piove, il mio lieve malessere di gola si sta tramutando già in qualcosa dai confini indefiniti. Credo che il mio fisico abbia ceduto quando ho realizzato che non sarei riuscito a guadagnarmi un autografo di Micoud, sicuramente il giocatore più rimpianto dal calcio italiano. Così oggi, come ieri, tossisco e sbuffo rinchiuso in casa, senza voce e già che ci sono sorseggio un tè dietro l'altro. In serata aggiungo il punch al rum, con tanto di scorze d'arancia e limone in infusione, degno suggerimento della cara ex-perugina Vi. Ammetto che ormai sono diventato bravissimo a prepararlo, lo preparo con la stessa velocità con cui stappo le fialette per l'aerosol. Trippa pagherà a caro prezzo l'anatema lanciatomi circa una settimana fa. Maledetto untore. A farmi compagnia ritrovo un cd dimenticato di Marisa Monte, una decina di samba bahiani dolcissimi. E avrei voglia di canticchiarli, ma non ce la faccio, sputo fuori solamente un lamento sinistro che insospettisce il gatto, allora smetto e faccio un giro tra i blog degli amici
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giovedì 31 maggio 2007
hell is chrome - 1
Il titolo è soltanto un primo indizio per quello che si vedrà su queste pagine in giornata. Un momento di assoluta bellezza, ma credo che sia ancora presto, per adesso ho soltanto voglia di incuriosire chi passerà da queste parti, nel pomeriggio pubblicherò quanto nessuno di voi potrebbe mai immaginare. Anzi uno di voi lo potrebbe immaginare, e per essere esatti già lo sa. Come va in questo mondo che ormai vedo solo attraverso la finestra e il campo di grano davanti? I malanni respiratori affliggono il mio delicato naso e la mia tenera gola, mi ritrovo senza voce a emettere suoni cupi privi di significato. La colpa è palesemente dell'aria condizionata dell'areo che da Francoforte mi ha riportato a Firenze, la Germania appare un paese vivo, con una gentilezza propria del nord Europa. Una parte di mondo che viaggia in bicicletta anche sotto l'acqua e non si ammala, con 8 gradi di temperatura esterna a fine maggio. Non posso che rimanerne affascinato. Maglie colorate di verde e arancione senza il nome del più grande giocatore francese di tutti i tempi. Werder è la sola scritta che compare nei negozi di sport. Ciambelline che si affacciano dalle vetrine di un'infinità di pasticcerie, notevole aggiungerei. E poi è tutto così verde intorno, davvero. Un verde più intenso di quello che ho visto in maremma, e i taxi hanno un colore nocciola, lo stesso del frappè amato da Go. Laghetti circondati da piste riservate ai ciclisti e un centro costruito di legno. Ma è freddo e piove, il mio lieve malessere di gola si sta tramutando già in qualcosa dai confini indefiniti. Credo che il mio fisico abbia ceduto quando ho realizzato che non sarei riuscito a guadagnarmi un autografo di Micoud, sicuramente il giocatore più rimpianto dal calcio italiano. Così oggi, come ieri, tossisco e sbuffo rinchiuso in casa, senza voce e già che ci sono sorseggio un tè dietro l'altro. In serata aggiungo il punch al rum, con tanto di scorze d'arancia e limone in infusione, degno suggerimento della cara ex-perugina Vi. Ammetto che ormai sono diventato bravissimo a prepararlo, lo preparo con la stessa velocità con cui stappo le fialette per l'aerosol. Trippa pagherà a caro prezzo l'anatema lanciatomi circa una settimana fa. Maledetto untore. A farmi compagnia ritrovo un cd dimenticato di Marisa Monte, una decina di samba bahiani dolcissimi. E avrei voglia di canticchiarli, ma non ce la faccio, sputo fuori solamente un lamento sinistro che insospettisce il gatto, allora smetto e faccio un giro tra i blog degli amicimartedì 16 gennaio 2007
Resta di Stucco
Barbapapà è nato in un giardino. Pare che l'idea sia nata invece sull'onda del maggio francese che ha dato una bella scossa ad un'intera generazione. Quando è stata sgomberata la Sorbona. In qualche parte di Parigi e magari in quel Quartiere Latino più vicino agli studenti. Insomma, Barbapapà non è un fiore, ma una rara creatura che ha il nome dello zucchero filato francese e che può trasformarsi in tutto ciò che vuole. Quando vede Barbamamma, anche lei nata dal giardino, inizia a fare le capriole e la conquista con un mazzo di fiori. In un modo o nell'altro nascono tutti i componenti della famiglia, nascono da uova colorate deposte ovviamente nel terreno. Ognuno ha una caratteristica ben precisa e in ogni loro avventura affrontano una nuova difficoltà e se serve riescono sempre ad aiutare qualcuno. Lo fanno cambiando forma e accompagnando ogni trasformazione con la meravigliosa frase: "Resta di stucco, è un barbatrucco!" Da piccolo avevo un bel libro con tutte queste illustrazioni e ricordo di averlo adorato, ancora starà da qualche parte in giro per la camera. Il preferito era Barbabarba, l'unico peloso e che in giardino o nella loro strampalata casa dipingeva sempre. In una delle prime storie si dice che nel loro mondo senza peli lui era l'immagine di una grande fortuna. Sono stati tra i primi personaggi dei fumetti e dei cartoni animati a portare un messaggio ambientalista. La perla che regalo a Giovi, scoperta del pomeriggio, è che la sigla italiana del cartone animato è stata scritta da Vecchioni, non mi ricordo le parole, ma la musica sì e vado a fischiettarla a lettodomenica 24 dicembre 2006
L'allegria del popolo
Qualche tempo fa ho fatto un sogno, giocavo a calcio con la maglia del Brasile, quella numero sette, sulla maglia c'era scritto Garrincha. Il sogno finiva con tutta la nazionale che si ritrovava nel seminterrato a cantare con Caetano Veloso, al risveglio ero un uomo felice. Ripensavo alla storia di Garrincha e mi preparavo alla partita di calcetto del pomeriggio, è stata una delle partite più brutte mai giocate. Mi sono fatto male subito, Trippa aveva le vesciche ai piedi e Cagnini uno stiramento all'inguine. Ma la storia di Garrincha è rimasta e ho promesso di scriverla su qualcuna di queste pagine. E' uno di quei racconti che quando si ascoltano non si dimenticano più, a me è successo così. Lo chiamavano l'allegria del popolo, è stato il giocatore più amato dai brasiliani, per lui hanno scritto canzoni, libri e poesie. Di lui si è innamorata una stella della musica brasiliana, Elza Soares. Lei sposata con l'uomo che l'aveva violentata qualche anno prima e lui che vinceva i mondiali da solo in Cile. Entrambi nati nelle favelas della provincia di Rio si ritrovarono in una storia d'amore travolgente. Da piccolo fu affetto da poliomielite e ne uscì con una gamba più corta dell'altra, con minime possibilità di poter camminare correttamente. Curò la sua malattia correndo sui campi di calcio. Garrincha è uno dei più brutti uccellini che vivono nel Mato Grosso, gli diedero questo nomignolo perché era uno storpio, tutto pelle e ossa e con gambe e colonna vertebrale storte. Ogni squadra lo rifiutava senza vederlo giocare, in una partita d'allenamento umiliò un difensore del Botafogo e in quel momento cambiò la sua vita. La sua finta era sempre la stessa e sempre imprevedibile, il Brasile con lui e Pelè in campo non perse mai. Era una persona semplice, ingenua e che aveva una visione allegra della vita. Aveva due passioni, il calcio e gli uccellini. Quando muore l'intero Brasile capisce cosa sia stato Garrincha e capisce di avergli dato troppo poco. C'è un aforisma che ho letto qualche anno fa e che spiega molte cose. Si dice che se parli con un vecchio brasiliano di Pelè, questi si toglie il cappello per un senso di devozione. Se gli parli di Garrincha si mette a piangere. Garrincha è morto solo, dimenticato in una povertà nera e alcolizzato. Pelè rappresenta ancora il modello da seguire, quello dell'uomo di successo, vincente e integrato. Garrincha descrive invece quello che veramente è il Brasile, un paese classista, probabilmente razzista dove l'alcol e gli abusi sono ciò che dovrebbe essere rimosso dalla coscienza e che non va affrontato. Un anedotto meraviglioso è legato al modiale del '58 vinto dal Brasile. Al ritorno dall'Europa i calciatori furono accolti dal governatore di Rio, fu preparata per loro una festa allo stadio dove c'era una colomba in una gabbia. Al termine della cerimonia il governatore annunciò che una villa sulla spiaggia era il premio concesso ad ogni calciatore. Mentre il governatore si congratulava con i giocatori Garrincha gli si avvicinò e disse "A me non interessa la villetta, ho un altro desiderio...", invitato a parlare dal governatore guardò la colomba e ne chiese la liberazionelunedì 11 dicembre 2006
Atti

...la leonessa ritrasse il capo dal mio inguine e ricominciò a camminare avanti e indietro, ed il re mi diceva, per consolarmi: "Henderson-Sungo, stai tranquillo. Ti accoglierà volentieri." "Come lo sai?" feci con la gola secca. "Come lo so!" Parlava con quel suo singolare tono di fiducia. "Come lo so io?" E fece una breve risata dicendo: "Perché la conosco, si chiama Atti!"
(Il re della pioggia - Saul Bellow)
Non posso andare oltre perché rischierei di rovinare la lettura a chi si è fidato dei miei consigli, sarebbe scorretto. La citazione però era dovuta. Piccola piccola e compiaciuta. So già che il mio narcisismo ora mi porterà a fornire spunti per la lettura almeno una volta alla settimana, il mio ego inizia a preoccuparmi
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