Arriva con un mese di ritardo, ma arriva, puntuale, propone articoli privi del minimo interesse e lo pago anch'io. E' un magazine rivolto a tutti gli ingegneri d'Italia, gestito dal consiglio nazionale degli ingegneri. Non c'è una seria informazione tecnica, ma ci sono tanti articoli che finiscono a parlare di politica e opinioni. Molto spazio dato al Congresso Nazionale degli Ordini d'Italia. La rivista si chiude con un discutibile articolo sulle energia nucleare. Così io torno a scriverne e credo che aggiungerò una bella lettera al direttore e al presidente del CNI. Inizio a sintetizzare quanto scritto nell'articolo, da tale Sabino Gallo. Dove, alla stregua di quanto potrebbe fare un Casini completamente ignorante di reali conoscenze tecniche, si propone il nucleare come unica fonte che possa sostituire progressivamente quelle tradizionali. Non si capisce che senso abbia quel progressivamente alla luce di un uranio che potrebbe finire tra 40-50 anni, la curva o ciclo di Hubbert non sono utilizzati solo per il petrolio, ma questo non viene scritto. Si aggiunge poi che solo la fonte nucleare può assicurare per alcuni secoli una produzione di energia sufficiente. E' ridicolo che vengano pubblicati certi articoli, soprattutto se a pubblicarli è l'organo di informazione degli ingegneri in Italia. E' ridicolo e basta, non c'è molto da aggiungere. Invece che protestare tanto per le varie liberalizzazioni e la cancellazione delle tariffe minime, sarebbe ora che si cominciasse a protestare chiedendo la cancellazione degli ordini professionali. Non servono a niente. Mantengono in vita una specie di casta protetta i stretto rapporto con le amministrazioni locali, che punta farsi eleggere per ottenere politico, che garantisce determinati lavori. E' la stessa casta che viene spesso rieletta da una minoranza e che non cambia mai, ma proprio mai, per anni. All'interno degli ordini si parla, di tariffe, di costi delle prestazioni, del ruolo dell'ingegnere e del problema che periti e geometri hanno le tariffe più basse. Di quante tasse paga un libero professionista. Non ancora ho assistito a workshop o seminari seri di approfondimento tecnico. Mai. Non si riescono ad organizzare, magari un piccolo gruppo di persone può provare a fare qualcosa, ma senza seguito, questo sì. Ci sono poi un numero doppio di segretarie rispetto a quello che è l'effettivo lavoro, ci sono i pasticcini, i cioccolatini, ma gli uffici stanno aperti al pubblico quattro giorni alla settimana. Credo che lo stesso valga per medici, avvocati, agronomi e architetti, sarebbe ora che si riformasse realmente un tale sistema che non produce proprio niente e aiuta solo pochi
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venerdì 4 gennaio 2008
sabato 13 ottobre 2007
Luce mia
venerdì 6 luglio 2007
al final ....
L'immagine porta al lago di Albano. Io invece penso che sono arrivato all'ultimo giorno di lavoro eugubino senza accorgermene, ripasserò allo studio la settimana prossima per gli ultimi saluti e per sistemare le ultime pratiche. Oggi mi sono ritrovato sul groppone altri tre lavori da terminare per la settimana prossima, non cercati, non voluti e semplicemente appiccicati da un grande idiota che pensa di essere il padrone del mondo solo perché ha l'illusione della ricchezza. Un idiota appunto. E i lavori li farò, chiederò almeno 500 euro in più di quello che dovrei e me li pagheranno in tempi brevissimi anche se ancora questo lo so soltanto io. Il sistema che ho trovato è semplice e costruito intorno alla paura. Ma con lo studio questo non ha nulla a che vedere, una piccola vendetta personale con uno che dopo il favore che gli stavo facendo promettendogli di portargli a termine certi lavori nonostante le mille cose che devo fare in questo periodo ha voluto fare la battutina sottolineando che la notte è lunga. Io lavorerò di notte e di giorno chiederò un 40% in più di quello che avrei fatto, ma fino a mercoledì, poi basta, credo che nemmeno gli risponderò al cellulare se venisse a cercarmi per qualche chiarimento, anzi consegnerò pure le pratiche nel modo più confuso possibile. Così se sveglia e la prossima volta si risparmia la battuta con l'aria del tanto io so' più furbo de te. A me piace lasciarglielo credere e consumo un cremino Motta per la gioia del compagno Vinti. Detto ciò, so che mi mancheranno le facce di Gubbio e il bar con i panini al pomodoro. Farò qualche regalo agli amici dello studio e li riempirò di email e fotografie. Sono stato bene all'interno dello studio Franceschetti, ma da qualche tempo ero inquieto e con la voglia di cambiare, da domani si chiude un'esperienza bella che in in qualche modo so già quanto mi mancherà insieme a tutte le persone che ho conosciuto con tutti i lori vezzi. Buona notte e sogni d'oro, io vado a prepararmi al mio ultimo giorno da ceraiololunedì 25 giugno 2007
Ringraziamenti
Un ringraziamento sentito va all’Ing. Simona Moraglia per l’attenzione e l’appoggio fornitemi durante lo sviluppo e la stesura dell’intero lavoro, passando dai mesi più freddi a quelli più caldi.
Come non ringraziare poi i miei genitori che hanno saputo sopportare i numerosi e vari stati di eccitazione nervosa precedenti agli esami, sapendomi offrire sempre un aiuto e garantendomi inoltre un fondamentale appoggio economico nel corso di tutti questi anni.
Vorrei inoltre riservare un ringraziamento particolare a mia sorella per non avermi azzittito quando studiando bofonchiavo nella stanza accanto e per tutto l’affetto dimostratomi.
Credo di non poter aggiungere altro, ma spero che i miei ringraziamenti vadano oltre le parole per tutti quegli amici che negli ultimi anni mi hanno fatto compagnia in tantissime serate e vacanze passate a parlare di tutto fuorché di studio.
L’ultima frase di questo lavoro l’ho voluta lasciare per due nomi soltanto, Oskar Matzerath e Eugene Henderson, grazie anche a loro.
Si è parlato di tesi davanti ad un passito, mi è venuta così una nostalgia per quel periodo orribile da vivere, ma bello da ricordare. Mi ricordo l'intensità con cui l'ho vissuto e la tuta da meccanico con cui giravo in mezzo ad un motore più grande di me. La festa di facoltà ignorata il solo panino pieno di porchetta consumato di corsa tracannando vino alle dieci di sera, prima di tornare in laboratorio a finire le ultime misure. Prima di bruciare un computer da 15000 euro senza dirlo a nessuno. In fin dei conti lo ricordo come un bel periodo e i ringraziamenti ci stanno sempre bene, ora un po' di sonno che domani si torna a Gubbio, mucha suerte pa' todos
lunedì 18 giugno 2007
Zimmerbrunnen
Avrò una bicicletta tutta mia e gratis per qualche mese. Ci penso e la trovo una cosa meravigliosa. Proverò a farmela regalare del tutto, già lo so. Oggi ho iniziato ad avvertire lo studio tecnico, le colleghe e i colleghi: entro un mesetto me ne andrò. Lascerò lo studio e Gubbio in via definitiva, la destinazione è proprio al vertice della freccia rossa, più vicina all'Olanda che a Brema. Un paesaggio di mulini a vento e acqua. Sarò solo e temo anche di aver interpretato male il significato di trial-period che assomma a tre mesi, credo significhi semplicemente periodo di prova. Proprio lo stesso significato che ha qua in Italia, credo anche che questo implichi una permanenza sotto la freccia rossa per sei mesi. Lo sospetto, ecco. Ho riflettuto su piccoli dettagli e lo sospetto. Se così fosse sarei un imbecille, ma tutto questo non mi stupirebbe. L'aumento salariale dopo i primi sei mesi conferma l'ipotesi e coincide proprio con quanto promesso durante il colloquio. In ogni caso lo scopriremo solo vivendo. Se così fosse qualcuno, almeno qualcuno, dovrà venirmi a trovare, che lo facessero tutti li amici mia sarebbe comunque meglio. Intanto domani mi aspetta un giro di telefonate per rinunciare ad una serie di lavori che mi ero appena procurato, ho già perso la voglia di portarli avanti. Credo che mi dedicherò unicamente all'ozio fino alla data della partenza, senza andare in giro per uffici comunali e tetti. Le giornate passeranno tra l'attesa per un probabile Carlinhos Brown e la corsa campestre, con la piacevole aggiunta di qualche cappuccino. Il post era dovuto, come il titolo, ma ora è il momento di DeLillo, 'nottemercoledì 13 giugno 2007
Confindustria
L'ho accennato sull'ultimo post, continuo però a pensarci. Ieri sera torno a casa e apro il Manifesto. A pagina undici. Tra le notizie economiche non può mancare l'ultima affermazione di Montezemolo con relative conferme di Damiano. Ormai i personaggi più importanti e influenti di questo paese sono diventati il papa e il presidente degli industriali che industriale non lo è mai stato. In genere le loro affermazioni aprono i telegiornali nazionali. Montezemolo vuole che le tasse alle imprese scendano, si partirebbe dall'Ires, poi occorrerebbe detassare gli straordinari e far ripartire la produttività. Ma soprattutto non bisogna toccare la legge 30, la legge Biagi. Non va toccata per motivi ideologici, perché ha regalato flessibilità, ha dato risultati eccellenti sia in sviluppo che occupazione. Io non vedo niente di tutto ciò. Già che ci siamo bisognerebbe incentivare la contrattazione di secondo livello, per poter legare gli aumenti salariali ai risultati delle aziende. Dopo una frase del genere occorrerebbe una manifestazione nazionale e invece non succede niente, i sindacati non dicono niente e il governo sembra d'accordo. Negli ultimi anni ho seguito alcune aziende. L'ammirevole piccola e media impresa che ha fatto grande l'Italia, quegli imprenditori che non muovono un dito se non hanno un contributo statale. Non sono molti anni che lavoro, ma di imprenditori che investono e cercano lo sviluppo caro a Montezemolo, senza aspettare ogni volta il contributo pubblico, ne ho conosciuto soltanto uno. Uno che non vuole straordinari nella sua azienda, che valuta attentamente gli investimenti e se questi stanno in piedi da soli li fa senza chiedere un centesimo a nessuno. E' un ex operaio di un'industria plastica, mi ha raccontato di aver iniziato a lavorare a 14 anni e di avere soltanto la terza media. Credo che abbia molta più competenza di Montezemolo e tanti grandi manager, gestisce i propri lavoratori con rispetto e non ha bisogno di una classe precaria per garantire lo sviluppo. Non vuole legare i risultati d'impresa agli aumenti salariali. Il rischio d'impresa è suo e non lo scarica su nessun altro, ha paura di sbagliare e se gli faccio qualche domanda magari non ha sempre la risposta pronta. Ogni tanto vorrei poter leggere di una classe dirigente che non scarichi sempre le proprie responsabilità sulle classi più deboli, il rischio d'impresa sui salari dei lavoratori e i propri investimenti li faccia senza aiuti politici o denaro pubblico. Invece le risorse del paese vanno a finanziare progetti sul marketing, sull'organizzazione aziendale, sull'immagine, sul gestionale e su tutta l'aria fritta che piace tanto ai grandi manager. Credo che la classe industriale, soprattutto a alti livelli non abbia più idee, non sento più una sola proposta innovativa di un imprenditore. Si parla solo di flessibilità e spese eccessive per la gestione d'impresa, ma le idee che l'impresa la fanno non si vedono più. Allora buona notte, anche a Montezemolo e a questa classe politica che gli dà rettavenerdì 6 aprile 2007
Elettronicamente
Chissà come sarà andata la cena a casa di Cug. Questa sera comunque voglio dedicare il post al compagno Vinti, alle sue schede tecniche sulla squadra c'è e al suo ammirevole blog. E' decisamente piacevole rilassarsi scrivendo a notte fonda qua davanti, avrei pensato di ritrovarmi stanco morto dopo le ultime giornate senza voglia di scrivere niente, senza voglia di stare davanti ad un monitor che brilla di luce propria o quasi. Mi è arrivata una notizia da Greenpeace, il nuovo rapporto sulle aziende elettroniche e il loro rapporto con l'ambiente. Leggo e capisco che il segreto è presentare il rispetto per l'ambiente come una possibilità d'immagine oltreché economica. Credo che tutti ormai abbiamo a che fare con cellulari e computer, la perversa comitiva di blog che sta crescendo ne è la più esemplare manifestazione. Di conseguenza diventa importante saper scegliere un prodotto non soltanto per il suo desing o funzionalità, ma anche per la possibilità di inquinare meno che offre. La tecnologia elettronica è piena di tossine e elementi tossici, ad esempio cromo, mercurio e piombo. Questi sono inquinanti e tossici per l'uomo e l'ambiente, sono stati tolti dai combustibili per autovetture. Per di più molti dei componenti di un computer possono essere riciclati e riutilizzati alla fine della vita utile di un PC. Invece molte aziende di elettronica non raccolgono i richiami internazionali, la Apple su tutti. Però fanno i computer colorati, li fanno più simpatici alla vista. Il recupero invece richiede tempo, organizzazione e ovviamente denaro, occorre catalogare i pezzi singolarmente prima che possano essere riutilizzati sul mercato. Una ditta cinese, di quella Cina che ormai qua in Europa si dipinge come una minaccia per l'economia mondiale, propone i prodotti migliori per rispetto ambientale tra tutte le grosse multinazionali valutate da Greenpeace. La ditta si chiama Lenovo. E' cinese e non americana, e se ho capito bene ha rilevato almeno una parte dell'ibm, quindi ha anche tecnologia di prima qualità. Magari i suoi computer sono neri o grigi, non hanno lo stesso design del Mac, ma forse evitano di riempire le discariche di materiali tossici che poi verranno bruciati nei famosi termovalorizzatori. Chiudo dicendo che anche DELL consigliatami da Go in tempi non sospetti vende elettronica con minima presenza di composti chimici pericolosi e con prezzi davvero bassi. Prima di andare a vedere Sfide su raitre, mi lascio trascinare dallo spirito ambientalista e vi lascio il link al sito dedicato al disastro nucleare di Cernobyl, da qualche parte all'interno del sito dovrebbe esserci una presentazione in PowerPoint di una mostra fotografica che è stata, scommetto che a vederla a tutti passerà la voglia di considerare una risorsa l'energia nucleare. Cercate il file e scaricatelo. L'unica risorsa è iniziare a cambiare stile di vita, io adesso vado a guardare Ronaldo su raitregiovedì 15 febbraio 2007
M'illumino di meno
Mi si chiede di parlare di metanolo e idrogeno, e capisco che forse questa potrebbe essere anche la serata giusta. Ieri si parlava di energia su Primo Piano. Domani è il compleanno del fallimentare protocollo di Kyoto. Caterpillar celebrerà l'evento con M'Illumino di meno, così come avviene da qualche anno. Ammetto di non aver voglia di scrivere molto questa sera, così lascio la sigletta che negl'ultimi giorni accompagna per radio i miei viaggi di ritorno, sotto forma di file mp3, quest'anno la trovo davvero divertente. Tra una chiacchiera e l'altra prometto di imparare a mettere i file direttamente sul blog, senza link e senza bisogno di scaricarli, devo capire come si può lasciare un qualcosa di ascoltabile immediatamente. Ce la farò. Intanto consiglio a tutti di prendere una qualsiasi iniziativa di risparmio energetico nel corso della giornata, basta prendere esempio da Go che vuole una macchina a metano. Ma si può fare anche dell'altro, come ad esempio chiamarmi per un impianto solare, ad esempio. Tenere il termostato leggermente più basso di come si è soliti, così risparmiate anche un po' di gas per la macchina di Go. Il metano che è quasi quasi metanolo, solo con un po' di ossigeno in meno. Riflettete e trovate una scusa per risparmiare, anche se fosse solo per domani, ma almeno si dà un primo segno. E i segni contano, come le apparenze. Ora canticchio Ojalá e vado a rileggere il post del Pampa che regala più di un'emozione, più di una. Que viva Cuba
mercoledì 7 febbraio 2007
Pausa Caffè
E' un macinino per il caffè. Un oggetto bello in sé. Ma che ho voluto mettere qua a fianco perché sento di essere sul punto di crollare. Il caffè mi salverà. Le relative pause invece sono una ricchezza della vita lavorativa. Ultimamente resisto al colpo di sonno improvviso sopra la tastiera solo grazie a loro. Aiutano a far crescere la confidenza in ufficio e ti fanno dimenticare un appuntamento importatissimo per cui verrai richiamato subito dopo aver bevuto l'ultimo sorso. Ormai riesco a seguire tutto a stento, mi arrivano clienti nuovi a gruppetti di tre ogni giorno, faccio pubbliche relazioni che mi riescono molto bene. Sentono aria di finanziamenti statali per gli impianti ad energia rinnovabile e tutti vogliono fare qualcosa. Cosciente di essere già in ritardo sui lavori dei prossimi mesi dico di sì a tutti e faccio avanti e indietro dalla macchinetta del caffè al primo computer libero che trovo, mi sento stanco verso le dieci della mattina. In compenso ogni caffè è la scusa per fare conversazione. Davanti alla macchinetta del caffè si ammirano i vizi umani, il tabagismo che irrompe e che fa sfidare il divieto assoluto di fumare nell'ufficio, come da comandamento del capo supremo. Si evita anche la raccolta differenziata, altro comandamento dello studio, ma si nascondono le prove del misfatto per evitare le multe previste dal regolamento interno. Arrivano proposte di matrimonio, si spettegola sull'avvocato del piano di sopra e mi chiedono quando farò un figlio. L'umanità in pausa caffè assume un profilo preoccupante, ma mi piace. Ora mi concedo un libro, qualche ora di sonno e un sonetto di inizio novecento prima della prossima pausa-caffè.È stato ar fronte, sì, ma cór pensiero,
però te dà le spiegazzioni esatte
de le battaje che nun ha mai fatte,
come ce fusse stato per davero.
Avressi da vedé come combatte
ne le trincee d'Aragno! Che gueriero!
Tre sere fa , pe' prenne er Montenero,
ha rovesciato er cuccomo del latte!
Cór su' sistema de combattimento
trova ch'è tutto facile: va a Pola,
entra a Trieste e te bombarda Trento.
Spiana li monti, sfonna, spara, ammazza...
- Per me - barbotta - c'è una strada sola...
E intigne li biscotti ne la tazza.(Trilussa - L'eroe ar caffè)
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lunedì 5 febbraio 2007
Palmiro e Land Rover
Qualche anno indietro ricordo le Land Rover affrontare una corsa di mille miglia fuoristrada nei luoghi più dispersi del pianeta. Il Camel Trophy. Una sveglia ignorata rigirandomi nel letto ed ero già in ritardo prima di alzarmi. Complimenti. Faccio colazione con una banana ammaccata e del caffè annegato nel latte. In circa 15 minuti sono fuori di casa e considerando che oltre alla colazione ho pure fatto barba e doccia, inizio ad assumere un'aria soddisfatta. Faccio in tempo ad arrivare a Trevi per un appuntamento inopportuno e vengo buttato con teodolite, carte catastali, borsetta in simil-pelle e coppola dentro una 4x4. Dicono che si va con quella, che è già infangata e puzza di cavallo. Vabbè, tanto ormai sono appagato e commosso per la mia puntualità. Probabilmente ho preso una multa per eccesso di velocità verso l'uscita di S.Eraclio, ma chi se ne frega, sono puntuale e soddisfatto. Ho pure ritrovato subito il posto dell'appuntamento e me ne vanto, ho fatto un figurone. Dicono che ci vorrà una mezz'oretta prima di arrivare su, dicono che il paesaggio sia bellissimo dal poggio delle Civitelle e dicono anche che purtroppo hanno degli impegni e non possono accompagnarmi in prima persona, ma lo farà un operaio che conosce tutti i posti. Palmiro. Me lo dice sorridendo, "Sa com'è ingegne' a quei tempi..." e così anch'io sorrido a Palmiro. Arrivo in cima e quello che trovo è un agriturismo fantastico, un monte pieno di olivi e di sagrantino. C'è pure un ristorantino invitante. La strada è sterrata e non so bene dove siamo diretti. Si inizia a salire e peggiora, saliamo ancora un po' di più e peggiora molto di più, inizio ad avvertire un senso di disagio. Inizio a voler tornare a casa. I sentieri continuano a peggiorare, a destra noto un discreto dirupo, la Land Rover sobbalza tra una buca, un po' di fango e ogni tanto salta sopra un sasso piazzato in mezzo alla strada, il dirupo sta sempre là. Già che c'è Palmiro chiacchiera serenamente e dà gas, non capisco che bisogno ci sia e continuo a fissare le due rotelline che indicano l'inclinazione ancora tollerabile dal nostro fuoristrada. Rollio e beccheggio, per intendersi. Faccio almeno 700 m con la capoccia appoggiata al vetro, due ruote sopra un greppo e due dentro un fosso, aspetto così l'istante in cui ci ribalteremo del tutto. Non sono momenti belli. Palmiro invece chiacchiera sereno. La Land Rover in discesa decide di lasciarsi andare, un po' il tutto era troppo ripido e un po' rimaniamo in mezzo al fango. Le ruote finiscono in un solco di almeno 40 cm e noi scivoliamo giù per il pendio senza poterci fermare, anzi si prende tranquillamente velocità. Palmiro ora sta zitto. Anzi bofonchia e cerca di far ripartire il fuoristrada che si è spento del tutto. Porc... la macchina riparte sempre e in genere quando mi do per spacciato, lo fa inaspettatamente, a forza di dare gas e sbandare a destra e a sinistra tra il fango che schizzava torniamo indietro. Sbatto la capoccia sul tettino duro della Land Rover un paio di volte con Palmiro che va a tutta velocità appena vede una spianata. Ma lo capisco, alle una lui vuole mangiare. Io non lo farò, ho tutto lo stomaco in subbuglio. Dopo cinque ore tra puzza di cavallo, fili spinati, fossi, sorgenti e rischi di schiantarsi torniamo giù. Pranzo con un caffè lungo e capisco di voler molto bene al mondo interodomenica 28 gennaio 2007
Primo passo
Sabato esco e vado a comperare il Manifesto, cerco Alias e Micropolis, cerco e spero di trovare un articolo del caro Walter Cremonte. L'articolo non c'è. Così inizio tranquillamente a godermi il mio giornale, e funziona. Sono rilassato, sorseggio caffè e sfoglio il giornale. Poi arrivo al solito articolo, che ormai non manca mai su nessun quotidiano e su nessun periodico relativo alle energie rinnovabili. All'interno di Micropolis per l'esattezza. Venerdì avevo letto un articolo simile su Panorama. Così decido di seguire il consiglio di Giovi e iniziare a scrivere qualcosa anch'io. Continuo a sentire la proposta di un nucleare come risorsa, che non è. Non è un'energia pulita e ha residui radioattivi con tempo di dimezzamento che si aggira sui 240000-247000 anni. Evita semplicemente l'emissione di anidride carbonica, che non è una sostanza né velenosa né tossica. E' un gas serra, questo sì. Ma questi impianti contribuiscono comunque al riscaldamento dell'ambiente dato che richiedono enormi quantità di acqua per il loro raffreddamento, acqua che dopo gli usi di processo viene rilasciata a alta temperatura nei fiumi, mari o laghi circostanti, quando non è emessa direttamente come vapore. Ovviamente questo ha degli impatti ambientali significativi su tutta l'area circostante, sulla sua flora e la sua fauna, e in un'ottica più ampia contribuisce al riscaldamento globale del clima. E non basta rinchiudere i residui radioattivi in un qualche sito sotterraneo per starsene tranquilli in superficie. Le falde acquifere e i terreni si contaminano comunque, e per fare un esempio credo che nessuno sappia cosa aspetterà i francesi che da 50 anni si mangiano l'insalata coltivata su terreni a grosso rischio di contaminazione. Nessun paese occidentale ha ancora trovato una soluzione definitiva allo stoccaggio di questi residui. Le centrali nucleari hanno inoltre un costo enorme fin dalla loro prima realizzazione, hanno costi di gestione importanti che anche una volta dismesse si mantengono elevati, non è possibile lasciare una centrale di questa natura a sé e dire semplicemente che si finisce l'attività produttiva. Sono strutture che dopo la vita produttiva hanno lunghissimi tempi di smantellamento, basta considerare il fatto che tutte le loro strutture sono piene di elementi radioattivi. Una volta realizzate rimarranno là come minimo 100 anni prima di poter arrivare allo spegnimento completo del reattore. La loro vita media si aggira invece sui 30 anni e dopo devono necessariamente essere fermate e per lo meno riammodernate prima di essere rimesse in funzione. Gli stessi Stati Uniti si sono fermati a qualche decina di centrali quando avevano un programma di mille centrali a fissione, dovrebbe bastare questo a spiegare tutto. Dovrebbe spiegare che il nucleare è una tecnologia non economicamente conveniente. Il costo di un kWh di energia elettrica prodotto da fonte eolica è di un 18-20% inferiore a quello del nucleare, per esempio. Prima di smettere con le polemiche aggiungo che l'uranio è in via di esaurimento come e più del petrolio, con un prezzo che si raddoppia di anno in anno. Per non continuare a parlare di nucleare da solo appicco il rapporto preparato da greenpeace nel 2005 , leggetelo. Nemmeno parlo dei rischi connessi al nucleare, ve la risparmio dato che sono sotto gli occhi di tutti. Spero solo di aver fatto qualcosa per convincere i più che questa non è un'energia pulita e conveniente come sento dire così facilmente in giro. Buona notte e sogni d'oro a tutti con i migliori auguri a Bozzi per i suoi quasi trent'annisabato 6 gennaio 2007
la Cina è vicina
Apro il giornale e leggo che operai di un'azianda italiana in Cina si lamentano di essere trattati come schiavi, di subire ingiustizie e quando provano a protestare per dei tagli salariali vengono picchiati, oggi leggo che forse un dipendente è anche in coma. Poi vado a cercare la notizia in giro per siti asiatici e scopro che il direttore sostiene che sarebbe più giusto parlare di redistribuzione delle griglie salariali, non di tagli. Ora, se qualcuno che ha studiato economia mi illuminasse e mi spiegasse la natura di queste griglie salariali ne sarei oltremodo contento. In attesa di illuminazioni gestionali e economiche, appiccico al titolo il link della notizia e ho voglia di parlare un po' di questa industria italiana, di questi marchi tanto cari a Montezemolo, che ormai si vede in tv più del papa e che vuole esportare per il mondo lo stile italiano. Lo stile è quello di questo bel paese di capitalismo senza capitale e di industrialotti che per decenni non hanno investito una sola lira su risorse umane, qualità, innovazione, tecnologia e ricerca continuando a gestire le imprese in maniera approssimativa e familiare. Come se negli ultimi quarant'anni non fosse cambiato nulla. Ora piangono per i cali di fatturato, ma i prodotti sono sempre quelli da decenni e l'unica innovazione che si fa è un pizzico di restyling quando capita, e non vorrei parlare del marketing, già l'ha fatto Go compiutamente a suo tempo. Non devo sforzarmi molto per ricordarmi di aver sentito imprenditori vantarsi che nei propri stabilimenti cinesi gli operai lavorassero anche venti ore al giorno. Senza diritti e guadagnando una miseria. Vivendo in ghetti dove ci si ritrova a dormire la sera. Città che nascono in due giorni attorno agli stabilimenti, in aree a grosso rischio di contaminazioni da residui industriali grazie anche ai controlli ambientali inesistenti in certi paesi. Questo è quello che cerca l'industria italiana nel mondo. Diventare grande anche inquinando liberamente, quando si può anche con collusioni mafiose, come ricordava Carlotto all'incontro di Banana Republic l'anno passato. Non è da poco poter inquinare liberamente, è lo stesso motivo che ha portato a grossi investimenti italiani in Romania negli ultimi anni. Ora scommetto che con l'Europa di mezzo tutti gli stabilimenti in Romania piano piano si sposteranno da qualche altra parte. Vedremo. Intanto aggiungo le favole che ho sentito dire ai clienti raccontando che la produzione in Cina non esiste, tutto è made in Italy! Aggiungiamo poi qualche legge di comodo, non so se europea o italiana, che offre spunti interessanti alla libera iniziativa imprenditoriale. Ammettiamo che alla merce proveniente dalla Cina o da altre parti del mondo sia tolto l'imballo, che venga poi gestita in qualche modo all'interno dello stabilimento italiano e infine che sia opportumente re-imballata, ecco che come per magia nessuno è più tenuto a far sapere se quei prodotti sono provenienti dallo stabilimento cinese o da quello italiano. In genere diventano italiani, amor di patria, suppongo. Quello che mi dispiace è che l'industria potrebbe essere una grande risorsa per questo paese, potrebbe farlo crescere intellettualmente e potrebbe essere, insieme alla scuola, la principale leva per far crescere la società, non lo è perché ormai quello che conta è il marchio e si è persa quell'idea di Adriano Olivetti di mettere al centro dell'attività produttiva aspetti sociali e non il profitto, putroppo non si vedono più industriali inseguiti da un mandato di cattura fascista che li definisca sovversivi. Magari è più facile che il mandato riporti la scritta "collusi"martedì 19 dicembre 2006
Giorni feriali
E io a salire sempre sui tetti, tra pannelli solari e un senso di precarietà. Solo ora mi sono colpevolmente reso conto di non aver dedicato troppe parole a questa città. La frase è celebre, molti dei miei amici la conoscono, chi me l'ha detta l'ha fatto col cuore, ne sono sicuro. C'è un legame tra la città e i suoi abitanti che non avevo incontrato prima, saranno i monti, l'isolamento degli Appennini, ma è più probabile che sia bella davvero. Bella come dicono loro che ci abitano. Adoro questa gente, non faccio altro che dirlo, quella semplicità con cui ti parlano e guardano quei viottoli che salgono soltanto è meravigliosa. Si riconoscono e dopo un po' ti fanno "Ma non sei di Gubbio...". Regalano olio, tartufo e vino. Parlano di Perugia come di un luogo lontano. Raccontano per sei mesi i Ceri che sono stati e immaginano per sei mesi quelli che verranno. Due o tre giorni all'anno si svegliano alle quattro di mattina, ansia da Ceri. In quei giorni dalla finestra dove ogni tanto mi affaccio io rimane appeso S.Giorgio e i suoi colori, qualcuno oggi già ha detto che mi vedrebbe vestito coi colori di S.Antonio, forse lo farò. E' narcisismo, mio e loro, lo capisco bene e me ne compiaccio, so che cederò. Intanto domani appenna arrivo prendo un caffè e mi metto a chiacchierare tra i viottoli, a parlare di Gubbio e della neve che è sempre più nell'aria. Di quella pioggerellina strana che non è mai pioggia, fina fina e che m'arriva sempre sul naso. Sono sicuro che mi diranno che la pioggia è quella, solo quella, magari mi diranno anche che è loro, come Gubbio e i Ceri. Prima o poi comprerò una piccola mansardina da dove si vede tutta Gubbio
giovedì 14 dicembre 2006
Rudolph Diesel
In questi giorni mi è capitata per mano una pratica interessante, molto stimolante, un piccolo brevetto da portare avanti. E indagando tra le pieghe della normativa italiana e internazionale, mi sono imbattuto nella storia di un grande della tecnica. Il caro Rudolf Diesel. Dai tempi dell'ultimo anno di università ho maturato un'ammirazione per questo tipo di motori, è vero, studiandolo ho trovato il sistema geniale. Semplice e più efficiente del motore a benzina, ma non conoscevo tutta la storia. Il 23 febbraio 1892 un ingegnere di trentaquattro anni depositava un brevetto per un motore innovativo. L'idea di base era riscaldare l'aria per compressione fino ad un temperatura tale da far accendere spontaneamente il carburante. Semplice. Un motore così, era al di là di ogni immaginazione, per quel tempo. Impiegò molti anni ad affermarsi sul mercato. Un anno dopo il brevetto Diesel pubblicò un opuscolo, esponendo la sua teoria su un motore razionale che potesse sostituire i motori a vapore e a scoppio. Si impegnò nella costruzione di un prototipo e rischiò di essere ucciso da una esplosione. Solo dopo un anno ne uscì un motore quasi funzionante. Era il primo motore che otteneva l'accensione senza neanche una scintilla. Il rendimento era maggiore del doppio di quelli in commercio. Diesel era animato da motivazioni sociali, voleva che il suo motore fosse semplice. Che potesse essere costruito da artigiani indipendenti in concorrenza alle grandi industrie che avevano monopolizzato il mercato fin da allora. Aveva creato, per di più, un motore che poteva utilizzare combustibili ottenibili localmente, sul posto, dimostrò che il suo motore poteva funzionare con olii vegetali e di semi. Fece funzionare il suo prototipo con olio di arachidi. Era il 1900. Diesel aveva trovato una risorsa rinnovabile e a impatto ambientale nullo. Henry Ford dimostrò che anche l'olio di canapa poteva essere utilizzato su questi motori. Negli Stati Uniti una campagna di stampa organizzata dalla DuPont, un colosso petrolifero, scoraggiò e riuscì a far mettere al bando questi combustibili, ovviamente in favore dei derivati del petrolio. La lotta tra Diesel e le compagnie petrolifere era aperta, ma non andò avanti per molto. Altri personaggi entrarono nella storia Bosch, Lord Kelvin e Wiston Churchill. Proprio Churchill lo convocò segretamente a Londra nel 1913, Diesel salpò dal Belgio alla fine di settembre senza arrivare mai a Londra. Non si ritrovò mai più il corpo, si parlò di suicidio e di agenti tedeschi mossi dal timore che potessero venir cedute idee innovative all'Inghilterra. Si dice infine che le sue idee ecologiste e sociali sui biocombustibili lo condannarono, non si ha nessuna prova a sostegno di una sola di tali ipotesi. E' un dato di fatto però che certe idee morirono con la sua scomparsa e i suoi motori furono sviluppati da colossi dell'industria per funzionare solo con prodotti petroliferi
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